Quando una rata di un prestito, mutuo o finanziamento non viene pagata, non si verificano immediatamente conseguenze gravi. Il processo segue infatti uno sviluppo  graduale previsto dagli istituti di credito e dalla normativa vigente.

Nella fase iniziale, la banca o la finanziaria invia solleciti di pagamento per ricordare la scadenza non rispettata. Se il ritardo continua, il debitore entra formalmente in stato di mora, con l’applicazione degli interessi di ritardo previsti dal contratto e dalla normativa civile.

Segnalazione come cattivo pagatore

Se il ritardo si prolunga nel tempo, generalmente oltre due rate non pagate o circa 60–120 giorni, il soggetto inadempiente può essere segnalato nei sistemi di informazione creditizia come il CRIF.

Questa segnalazione non comporta azioni legali immediate, ma ha conseguenze rilevanti: rende molto più difficile ottenere nuovi prestiti, mutui o finanziamenti in futuro.

Quando il debito diventa immediatamente esigibile?

Se l’inadempimento continua, la banca può attivare la cosiddetta decadenza dal beneficio del termine. In questo caso, il debitore perde la possibilità di pagare a rate e l’intero debito diventa immediatamente esigibile. Questo rappresenta spesso il passaggio che precede l’avvio delle azioni legali.

Dopo quante rate scatta il pignoramento?

Non esiste un numero preciso di rate non pagate che determina automaticamente il pignoramento.

Il pignoramento è infatti l’ultima fase di un procedimento giudiziario che richiede diversi passaggi obbligatori. Prima il creditore deve ottenere un decreto ingiuntivo dal giudice, successivamente notificare un atto di precetto e solo in caso di mancato pagamento può avviare l’esecuzione forzata. In termini pratici, tra il primo mancato pagamento e un eventuale pignoramento possono passare diversi mesi e, in molti casi, anche oltre un anno.

Beni pignorabili e beni non pignorabili

In caso di esecuzione forzata, il creditore può agire su diversi beni del debitore, sempre nei limiti previsti dalla legge.

Tra i principali beni pignorabili rientrano i conti correnti, una parte dello stipendio o della pensione, gli immobili e i veicoli.

Esistono però alcune tutele fondamentali per garantire la sopravvivenza del debitore e della sua famiglia:

  • i beni essenziali per la vita quotidiana 
  • gli strumenti indispensabili per svolgere un’attività lavorativa
  • una quota minima di stipendio o pensione necessaria alla sopravvivenza

Come evitare il pignoramento?

Prima di arrivare al pignoramento esistono diverse soluzioni per gestire una situazione di difficoltà debitoria.

In molti casi è possibile rinegoziare il prestito direttamente con la banca, modificando condizioni, durata o importo delle rate per rendere il rimborso più sostenibile. Un’altra soluzione è il consolidamento debiti, che consente di unificare più finanziamenti in un’unica rata mensile. Nei casi più complessi, la normativa italiana prevede anche strumenti come le procedure di sovraindebitamento, pensate per chi non è più in grado di far fronte ai propri impegni finanziari.

Quando la situazione diventa più complessa, può essere utile rivolgersi a realtà come Bravo, che supporta le persone nella gestione dei propri debiti e offre una consulenza personalizzata per valutare la situazione. Se pensi di essere in difficoltà, puoi compilare il form per richiedere una consulenza e ricevere un primo riscontro sul tuo caso.

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